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Il miglior lavoro è quello che si ricompensa di se stesso
Pubblicato il 13/01/2017, da Redazione Ufficio.com
Il miglior lavoro è quello che si ricompensa di se stesso
Siccome ho dei leggerissimi tratti ossessivi, pulire i piatti mi rilassa. Avete presente il gesto di togliere lo sporco con la spugna, posare il piatto lindo nelle fessure del portapiatti e lasciare che, in totale autonomia, si liberi delle ultime gocce del risciacquo? Bene, io lo amo.
Il risultato di quel lavoro, pulire i piatti, mi gratifica senza che io abbia bisogno di nient’altro.

Per questo motivo stavo ragionando su quanto sarebbe bello se anche il mio lavoro fosse gratificante per se stesso, e non per la ricompensa economica che ne consegue.

Certo, non si può lavorare solo per la gloria. Una retribuzione ci vuole.

Pensandoci meglio, è come se nella vita esistessero quattro tipi di attività organizzate in base a due caratteristiche: la piacevolezza e la gratuità di quello che faccio.

In questo modo possiamo dividere tutto quello che facciamo in queste categorie:

A) Attività spiacevoli per le quali non veniamo retribuiti
B) Attività piacevoli per le quali non veniamo retribuiti.
C) Attività spiacevoli per le quali veniamo retribuiti.
D) Attività piacevoli per la quali veniamo retribuiti.

Il mondo del lavoro riguarda le attività per le quali veniamo retribuiti, il resto è tempo libero.

Sarebbe bello fare solo cose piacevoli, sia sul lavoro che fuori, ma non è un'aspirazione molto realistica. Certe volte la vita è dura e non possiamo farci niente.
Però, possiamo aspirare a fare tante cose belle e poche cose brutte. Pensiero tanto banale quanto lapidario, perché la vita non è mai bianco o nero, ma brilla con mille sfumature.

Allora pensiamo al lavoro e aggiungiamo una categoria di mansioni, quelle che potrebbero essere piacevoli se avessimo più tempo per svolgerle, ma fatte di frette sono terribili.

Forse la felicità lavorativa si gioca quasi tutta qui.

Molti sul lavoro hanno il vizio di procrastinare le attività spiacevoli inserendo nella loro giornata dei momenti di ozio. Il problema di questo metodo è che porta vita del tempo per le altre attività, quelle piacevoli e quelle che sarebbero piacevoli se avessimo abbastanza tempo per svolgerle.

Allora, la conseguenza del nostro procrastinare è la sofferenza.

Dovremmo liberarci del peso delle cose da fare spiacevoli il prima possibile, perché da quel momento in poi la nostra giornata assumerebbe una nuova vitalità.